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Accertamento e diagnosi

Per poter distinguere tra vuoti di memoria dovuti all’età e un principio di demenza è necessario sottoporsi ad accurati accertamenti. Una volta formulata una diagnosi, si può istituire una terapia mirata.

 

Quando insorge una forma di demenza, prima la si accerta e meglio è. È vero che a tutt’oggi non esistono cure che possano impedire, arrestare o guarire questa malattia, ma è altrettanto vero che esistono rimedi in grado di attenuarne i sintomi e di rallentarne almeno temporaneamente il decorso. I farmaci per il trattamento dei sintomi della demenza sono efficaci soprattutto se assunti quando la malattia è ancora allo stadio iniziale. Sarebbe bene, inoltre, combinare le terapie farmacologiche con quelle non farmacologiche per aiutare le persone affette da demenza a condurre il più a lungo possibile una vita autonoma improntata all’autodeterminazione. Il depistaggio precoce è utile al raggiungimento di questo obiettivo.

 

Pianificare la vita futura

Il depistaggio precoce aiuta anche a pianificare meglio il proprio futuro. Si può riflettere su quelle che sono le proprie priorità e magari si è ancora in tempo per realizzare i propri sogni, come un bel viaggio, ad esempio.

Un’altra cosa importante da fare in questa fase è sistemare le questioni amministrative e finanziarie (assicurazioni, ultime volontà, ecc.). Prima possibile si dovrebbe anche costituire un mandato precauzionale ovvero nominare delle persone di fiducia autorizzate a decidere per conto del paziente qualora questi un giorno non dovesse essere più in grado di farlo autonomamente. È vero che allo stadio iniziale la maggior parte dei soggetti affetti da demenza è ancora capace di discernimento ma, poiché la legge sulla protezione degli adulti prevede che i mandati precauzionali siano scritti di proprio pugno, occorre tenere conto che a un certo punto questo potrebbe diventare difficile se non addirittura impossibile.

Nelle disposizioni del paziente, invece, si può mettere per iscritto la propria volontà riguardo alle cure mediche da istituire in futuro e allo stadio terminale (ad esempio, riguardo a eventuali interventi medici finalizzati al prolungamento della vita).

 

Chi dispone di una diagnosi già agli esordi della malattia può mettere a punto delle strategie che lo aiutino ad affrontare meglio la vita quotidiana: ad esempio, semplificare l’organizzazione domestica, ricorrere ad ausili come un’agenda sulla quale annotare le cose da sbrigare e organizzare il tempo libero in modo tale da mantenersi il più possibile attivi sia sotto il profilo fisico che mentale. La trasparenza in fatto di diagnosi serve anche a garantire al malato una maggiore comprensione da parte del suo entourage famigliare e sociale. Infine, la diagnosi è il presupposto per usufruire delle offerte terapeutiche e consultive a disposizione.

 

Sta di fatto, però, che ancora oggi meno della metà dei soggetti affetti da demenza dispone di una diagnosi formale.

L’accertamento della demenza dovrebbe avvenire in due fasi:

  1. visita da parte del medico di famiglia
  2. eventuale accertamento da parte di uno specialista o presso una clinica della memoria.

 

Visita da parte del medico di famiglia

La prima cosa da fare è rivolgersi al medico di famiglia, il quale raccoglie l’anamnesi del paziente, lo sottopone a un’accurata visita fisica e neurologica e gli prescrive analisi di laboratorio (sangue e urine) ed esami supplementari (elettrocardiogramma, ecc.), al fine di verificare lo stato delle sue funzioni fisiche principali. Il medico di famiglia esegue poi dei brevi test specifici per la demenza per farsi una prima idea circa lo stato delle capacità cognitive del paziente. Tra le prove più conosciute vi sono l’MMSE (Mini-Mental State Examination) e il test dell’orologio.

 

Il disturbo lamentato dal paziente è la conseguenza di un processo patologico o del normale declino delle facoltà mentali dovuto all’invecchiamento? Per formulare la diagnosi giusta e prescrivere un trattamento adeguato, occorre esaminare tutte le possibili cause del disturbo (depressione, trauma cranio-cerebrale, malattie del metabolismo, ecc.).

 

Spesso è molto improbabile che una persona che presenta i sintomi di una demenza decida spontaneamente di sottoporsi a un accertamento. Un valido aiuto in tal senso può essere fornito dai famigliari, che possono informarsi sulla malattia, prendere un appuntamento col medico e accompagnarvi il loro congiunto. Anche le loro osservazioni possono contribuire a formulare la diagnosi. In linea di massima, i famigliari sono autorizzati a fornire informazioni solo col consenso del diretto interessato, ma la loro collaborazione in tal senso è di estrema importanza per il trattamento e l’assistenza del paziente. Se il sospetto di una forma di demenza viene confermato, il medico di famiglia indirizza il paziente da uno specialista o presso una clinica della memoria, dove è possibile eseguire un accertamento interdisciplinare approfondito.

 

Accertamento da parte di specialisti

Se necessario, alcuni pazienti passano alla seconda fase dell’accertamento, quella della visita presso uno specialista o una clinica della memoria. A questo secondo accertamento partecipano diversi esperti: geriatra, neuropsicologo, neurologo, psichiatra geriatrico. Qui trovate un elenco delle cliniche della memoria presenti in Svizzera.

L’accertamento specialistico consiste essenzialmente nell’esame clinico e neuropsicologico delle funzioni cognitive del paziente (oltre alla memoria, il linguaggio, l’immaginazione visiva e spaziale, le azioni complesse, la capacità di pianificazione, il pensiero strategico, ecc.) e del suo comportamento. Viene valutata anche l’idoneità alla guida.

La valutazione geriatrica fa il punto su aspetti quali l’autonomia, la mobilità, lo stato nutrizionale, l’udito, la vista, ecc.  

L’esame psicogeriatrico consente di individuare e curare eventuali sintomi psichiatrici o sintomi correlati alla demenza, qualora questa venga confermata.

Le diverse patologie cerebrali vengono accertate mediante tecniche diagnostiche per immagini come l’MRI (dall’inglese Magnetic Resonance Imaging) ovvero l’imaging (o tomografia) a risonanza magnetica. In casi specifici, per formulare una diagnosi, è necessario ricorrere a tecniche quali la PET (dall’inglese Positron Emission Tomography ovvero tomografia a emissioni di positroni) e la SPECT (dall’inglese Single Photon Emission Computed Tomography ovvero tomografia computerizzata a emissione di fotone singolo). Tutti questi esami vengono eseguiti da radiologi.

Nel caso delle forme di demenza ereditarie precoci, possono rivelarsi utili analisi genetiche mirate, purché siano accompagnate da un’adeguata consulenza etica e genetica.

I costi di questi accertamenti sono a carico delle casse malati.

 

Degli accertamenti così approfonditi possono richiedere più di un appuntamento e per il paziente possono risultare molto faticosi, gravosi e a volte addirittura sconfortanti. Quello che ci vuole è un atteggiamento empatico nei confronti del paziente. In questa fase, anche i suoi famigliari sono sotto stress e magari sono disorientati da una situazione completamente nuova. L’importante è che tutti, dal diretto interessato ai suoi congiunti, ricevano le informazioni necessarie e una consulenza appropriata.

 

Il modo in cui la diagnosi viene comunicata al paziente ha un’importanza enorme. Se possibile, è bene che al colloquio col medico sia presente anche una persona vicina al paziente. Quest’ultimo, se capace di discernimento, dovrà esprimere il proprio consenso in merito.

 

Visite di controllo regolari

Farsi seguire regolarmente da un medico è importante anche dopo la diagnosi. Durante le visite di controllo e sulla base di appositi test il medico può seguire il decorso della malattia, verificare l’efficacia del trattamento e consigliare o avviare gli aiuti giusti. La visita di controllo dovrebbe anche dare ai famigliari l’opportunità di dire la loro e di ricevere la consulenza necessaria. Anche questi colloqui rientrano tra le prestazioni obbligatorie a carico delle casse malati.

 

Giugno 2015